Riforma pensioni, quota 100 e il maxi-scivolo di 5 anni

Insieme al decreto crescita sono state approvate importanti riforme che vanno ad incidere sulle imprese. Il contratto di espansione è una di queste, si tratta infatti di un punto sul quale molti sono intervenuti per chiarirne il contenuto, che riguarda anche la riforma pensioni.

Il maxi scivolo previsto dal contratto

Molti sollevano dubbi ed incertezze in relazione al maxi scivolo previsto dal contratto di espansione. Il Sole 24 Ore chiarisce le intenzioni reali del legislatore, la riforma infatti si inquadra in un progetto più ampio teso a valorizzare le forze attive delle imprese con più di 1000 dipendenti. Non si tratta dunque di un pre-pensionamento di 5 anni come tutti credevano, ma la riforma raccoglie politiche attive, politiche passive e se possibile pre-pensionamento. Si tratta più che altro di un contratto che le aziende insieme ai sindacati sottoscrivono con lo Stato per affrontare il cambiamento che deriva dalle nuove scoperte tecnologiche. Le aziende possono accedervi solo valorizzando la forza lavoro in relazione ai nuovi compiti che gli operai debbano eseguire considerando le nuove attrezzature disponibili, la riforma è dunque volta alla valorizzazione del lavoro.

Quota 100, la pensioni di chi l’ha richiesta

Dopo l’introduzione della cosiddetta Quata 100 sono oltre centocinquantamila le domande presentate, quello che si chiedono gli italiani però è l’importo degli assegni di pensione. Una ricerca ha evidenziato che non si tratta di assegni poveri ma tutto il contrario. I più fortunati sono i dipendenti pubblici le cui pensioni sfiorano i duemila euro, meno fortunati quelli privati che superano di poco la soglia dei millecinquecento euro. La stima evidenzia come al Nord le pensioni siano più sostanziose, gli ex dipendenti delle aziende milanesi pubbliche arrivano addirittura ai tremila euro. Le più basse invece si assestano nel territorio lucano.

L’importo della spesa pensionistica

Le previsioni sulla spesa fiscale a causa delle riforme approvate dal Governo sono tutt’altro che rosee. Si prevede infatti che nel 2022 la spesa aumenterà all’incirca dell’8% senza considerare l’aumento delle imposte dirette, come l’Iva. Il cuneo fiscale sfiorerà i 900.000 euro per la prima volta. Sono proprio le spese pensionistiche da affrontare a innalzare la spesa dello Stato di 65 milioni di euro. Le riforme incideranno sulla spesa pubblica facendo impennare il debito fiscale.

Roberto Ghiselli sulla spesa pubblica

Robetto Ghiselli di pensionipertutti.it afferma che la posposta fatta dalla Cgil sulle pensioni flessibili è quella più fattibile tenendo conto delle previsioni di spesa. Il progetto prevede la possibilità per tutti di andare in pensione con 41 anni di contribuiti oppure al raggiungimento dei 62 anni. La riforma prevede inoltre che situazioni particolari e differenziate come quelle che riguardano i lavori pesanti o coloro che non vogliono andare in pensione possono essere considerate in modo differente, tenendo anche conto della posizione della donne sul mercato del lavoro. In questo modo a 66 anni con 41 anni di contributi, sarebbe possibile ottenere una pensione di 1081 euro.

Riforma pensioni: Quota 100 e la scuola

Quota 100 andrà ad incidere in modo molto pesante sulla PA e in particolare sulla scuola. Ci saranno infatti oltre 20.000 buchi che verranno coperti però con delle supplenze e non con delle immissioni in organico. Questa è la ragione per cui in molti si chiedono perché il governo non abbia previsto insieme alla riformala possibilità di trasformare quelle future supplenze in organico di diritto.

Le parole di Brambilla

In tema Welfare Il sottosegretario Brambilla non dipinge un futuro sereno. Il debito pubblico infatti graverà sullo Stato a tal punto che non basteranno nemmeno i fondi Ue per risollevare un Paese sull’orlo della crisi. Si auspica dunque una maggiore autonomia per le Regioni che cercheranno così di essere maggiormente competitive. Il Sud infatti a fronte di 100 euro di contributi versati pro-capite ne riceve oltre 1000, al Centro sono ben 400 euro quelli versati ed al Nord sono sufficienti per coprire le spese.